Note al capitolo Uno.

(1).  Le Muse sono le nove figlie di Zeus e Mnemosine (il Ricordo,  la
Rievocazione) che assolvono alla funzione di cantatrici  degli  di  e
presiedono a tutte le forme ed espressioni del pensiero (Calliope alla
poesia epica, Clio alla storia, Polinnia alla pantomima, Euterpe  alla
musica  del flauto, Tersicore alla poesia leggera e alla danza,  Erato
alla  lirica  corale,  Melpomene alla tragedia, Talia  alla  commedia,
Urania  all'astronomia). Una delle "residenze"  delle  Muse  era  alle
pendici del monte Elicona in Beozia, dove Apollo in persona dirigeva i
loro  canti.  Rivolgendosi a Esiodo le Muse affermano:  "Noi  sappiamo
dire  molte  menzogne  simili al vero, /  ma  sappiamo  anche,  quando
vogliamo,  il  vero  cantare"  (Esiodo,  Teogonia,  traduzione  di  G.
Arrighetti, Rizzoli, Milano, 1992, pagina 71, versi 27-28).

(2).  B.  Snell,  La cultura greca e le origini del pensiero  europeo,
traduzione  di V. Degli Alberti e A. Marietti, Einaudi, Torino,  1963,
pagina 79.

(3).   Confronta  J.-P.  Vernant,  Le  origini  del  pensiero   greco,
traduzione  di F. Codino, Editori Riuniti, Roma, 1984. In  particolare
il capitolo  quinto, La crisi della citt. I primi Sapienti.

(4). "Uno solo  Zeus, uno solo  Hades, uno solo  Helios, uno solo 
Dinysos,  un sol Dio  in tutti" (frammento 239 b in Kern, Orphicorum
fragmenta, Berlino, 1922). "Zeus  il principio, Zeus  il  mezzo,  di
Zeus  il  tutto    composto; Zeus  radice della terra  e  del  cielo
stellato" (frammenti 21 e 21 a Kern). Questi frammenti sono tratti  da
R.  Mondolfo,  Il pensiero antico, La Nuova Italia, Firenze,  1961  3,
pagina 15.

(5). Questo tipo di culto, in opposizione a quello olimpico ufficiale,
era destinato a iniziati e, quindi, in qualche modo segreto. La parola
greca  mystrion  deriva  da  m'yo che vuol  dire  "mi  chiudo",  "sto
chiuso".

(6).  Confronta  Platone,  Leggi, 715 e, e  Pseudo  Demostene,  Contro
Aristogitone, primo, 11, in R. Mondolfo, opera citata, pagina 16.

(7).  Prometeo  fu incatenato a una roccia del Caucaso; un'aquila  gli
divorava continuamente il fegato, che sempre ricresceva. "Cos non  si
pu  di  Zeus  ingannare  il  volere n ad  esso  sottrarsi"  (Esiodo,
Teogonia, citato, verso 613).

(8).  Eraclito  di Efeso (550 circa-476 circa avanti  Cristo)  compose
intorno  al 490 un'opera di cui restano diversi frammenti. Scarsissime
sono  le notizie sulla vita e quasi tutte desunte dall'interpretazione
di ci che ci resta dei suoi scritti. Vedi capitolo Due, 4, pagine 34-
37.

(9). Lgos indica il pensiero anche come calcolo, legame di un termine
a un altro.

(10). "Questo cosmo, che  lo stesso per tutti, non lo fece un dio  n
un  uomo, ma era sempre, ed  e sar fuoco semprevivente, che a misura
divampa  e  a misura si estingue" (frammento 30). "Il fuoco irrompendo
giudicher e coglier tutte le cose" (frammento 66). Il secondo  verbo
di  questo  frammento    katalambno, che  oltre  al  significato  di
"colgo",  "mi  impossesso",  ha  quello  di  "colgo  con  la   mente",
"capisco",  "comprendo".  Altrove Eraclito scrive  del  "Lgos  che  
sempre  e per cui tutto diviene" (frammento 1) e che "occorre  seguire
quanto  dato a tutti, Lgos  dato a tutti" (frammento 2).

(11).  Gottfried Wilhelm Leibniz (1646-1716), filosofo,  matematico  e
scienziato tedesco.

(12).  Confronta  E. Severino, La filosofia antica,  Rizzoli,  Milano,
1984, pagine 24-25.

(13).  Esiodo,  Teogonia, citato, verso 38, pagina 67: t  t'enta  t
t'essmena pr t'enta.

(14).  T  en  e t enai si trovano in Parmenide, in  particolare  a
partire  dal  frammento 4; l'uso dell'infinito preceduto dall'articolo
per  indicare un concetto universale  documentato anche in  Eraclito,
frammento 113 (t fronen, "l'aver senno", "l'esser saggio").

(15). L'articolo determinativo individua le singole cose (la tenda  di
Agamennone, l'ira di Achille, l'onniveggente Giove), gruppi di esse (i
valorosi Achei, le fiere armi, i numi dell'Olimpo), oppure la totalit
di esse (le cose che sono). Uno  il singolare, il semplice, una delle
tante  cose possibili: la tenda di Agamennone  una delle tante  tende
dell'accampamento  greco;  l'ira di Achille    una  delle  tante  ire
presenti  sotto  le mura di Troia, certo un'ira "che infiniti  addusse
lutti  agli Achei", ma un'ira specifica inseparabile dall'eroe  irato;
l'onniveggente  Giove    uno  - anche  se  il  pi  potente  -  degli
innumerevoli di che abitano l'Olimpo. Per i filosofi uno (n, t  n)
indica l'unicit dell'essere.

(16).  E.  A.  Havelock, La Musa impara a scrivere, traduzione  di  M.
Carpitelli, Laterza, Bari, 1987, pagina 127.

